Prometteva investimenti e guadagni ma a lievitare, in realtà, era solo il suo conto bancario. Il 57enne “broker truffatore” è stato condannato in appello, per truffa e appropriazione indebita, a tre anni e quatto mesi di reclusione, al pagamento delle spese per 1400 euro e al risarcimento dei danni. L’uomo, nel 2004, in qualità di promotore finanziario presso importanti istituti di credito, aveva stretto rapporti fiduciari con circa venticinque clienti. Il broker, che ancora oggi è irreperibile, aveva conquistato la loro fiducia al punto da convincerli ad affidargli il denaro da investire. Ma il promotore finanziario, invece, aveva “girato” tutto sul proprio conto rifilando ai clienti documenti falsi con l’intestazione di Mediobanca. Quest’ultima, si è costituita anch’essa parte civile nel processo contro il consulente.
Il raggiro che l’uomo aveva architettato nei confronti di persone che gli avevano dato piena fiducia consegnandogli i risparmi, fu scoperto quando alcuni clienti cominciarono a dubitare della bontà degli investimenti promessi, visto che non si registravano movimenti di crescita nei conti degli investitori. Ma, proprio quando cominciavano ad affiorare i primi dubbi, Napoli fece perdere le sue tracce. Ai malcapitati, non restò che la denuncia per truffa e appropriazione indebita. Tra i tanti raggirati, anche dieci persone che avviarono l’azione legale nei confronti del broker finanziario.
Nel processo in primo grado, il broker era già stato condannato a tre anni e quattro mesi. Il legale del promotore presentò quindi appello ritenendo prescritti i reati di cui era accusato il suo assistito. La sentenza emessa dai giudici della Corte d’Appello ha però confermato la condanna inflitta in primo grado.
